Presentazione

di Mauro Begozzi

 

“Questa terra è la mia terra” è un bel titolo, preso a prestito da una mitica canzone, da un romanzo di Woody Guthrie e da un vecchio film su lui. Raccontano l’America dei vagabondi pronti a saltare su un treno in corsa e dei vigilantes armati di manganello, l’America sterminata delle pianure, quella delle metropoli dove sempre accade qualcosa, delle tempeste di polvere e del sogno californiano, quella cruda di John Steinbeck, ereditata da Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Bob Dylan e Bruce Springsteen.
Nel nostro caso è una dichiarazione d’amore e d’appartenenza di un artista che vive ed opera a Ghislarengo, è originario di Carpignano Sesia, conosce il dialetto che si parla tra le baragge e la bassa, al di qua e al di là del fiume Sesia, tra le province di Novara e Vercelli e Biella. Un altro mondo ma pur sempre un mondo, altrettanto affascinante, altrettanto pieno di piccole e grandi storie.
Enzo Maio è un pittore e non uno storico, ma come gli antichi “camminanti, ha percorso in lungo e in largo la sua terra, tornando spesso negli stessi luoghi, per saperne di più, per conoscerne la storia, carpirne i segreti, i profumi e i dolori, colpito soprattutto dai vecchi che raccontano e si è imbattuto negli anni in cui anche la “sua” terra è stata sconvolta dalla guerra: tra il 1940 e il 1945 (con una coda sulle immediate conseguenze, sino al 1948).
Così, senza l’interpretazione, che è degli storici, e con qualche breve concessione ai grandi eventi, ha messo nero su bianco un lungo, minuzioso, “diario” della vita della sua comunità in quegli anni cruciali di paura e di ideali, di gesti eroici e di vigliaccherie, senza giudizi, né pregiudizi.
Ogni “fatto”, ogni singolo episodio, ogni evento ha la sua “pezza giustificativa”: il documento d’archivio, la lettera, il giornale, la testimonianza orale o scritta. Ogni persona ha il suo racconto, il suo posto nella comunità e nella storia, che si fa di giorno in giorno sempre più greve e drammatica, sempre più cruda via via che il conflitto oltre a dividere le persone, la comunità stessa, impone scelte decisive e spesso definitive.
Ora, tutto il gran lavoro di raccolta delle piccole e grandi storie, si trasferisce sulle pagine web di questo sito, come un “saggio interattivo”, da leggere, interrogare, su cui svolgere ricerca e, poi, come si augura l’autore e l’Istituto, da correggere, integrare, precisare.
Chiunque, interessato, potrà dire la sua, scrivere, mandare immagini e documenti, smentire  o raccontare a modo suo un fatto, un evento. La sua versione, verificata, andrà ad arricchire i “diari” e a completare le storie, a proseguire virtualmente il racconto del “camminante”.

 

Dedica
Scriveva un grande pittore di quel tempo: «Ditemi, Mamma, se siete triste per qualche motivo: vi manderò un po’ di sole»; quante madri hanno aspettato quel sole e invece è arrivato il figlio morto.
Ora, non so se un lavoro come questo possa essere dedicato, ma qualora lo fosse, vada alle lacrime di queste mamme, che sessantasei primavere di sole non hanno ancora asciugato.


Introduzione
di Enzo Maio

E’ ormai appurato che sappiamo quanto basta per essere i trionfatori sulla malvagità che ha causato la seconda guerra mondiale, non ci resta quindi che goderne le conseguenze. Trovandomi tra questi, ma curioso di capire la portata della tragedia, ho intrapreso questa sfida durata decenni, sicuro di affrancare le mie legittime quanto ingenue convinzioni. Presto però i dubbi hanno sostituito le certezze e nonostante la mia ostinata volontà di capire, molti interrogativi sono rimasti tali. Strada facendo, confesso di essere caduto nell’affascinate ruolo del cercatore di verità, per poi scoprire che la verità porta molto lontano e nel porsi quale punto estremo del reale, si fa anche carico di errori, falsità e cattiverie non sempre frutto di ferite ancora aperte. Sull’eco di vecchie leggende avrei voluto trovare altro, magari grandi gesta, sommi ideali, miti d’altri tempi o, dopo una così lunga gestazione, almeno un finale con tanto di eroi; ma la guerra è talmente crudele da non lasciare spazio che a sconfitti. Se un vincitore ci vuole, questo va cercato nell’umanità della gente che l’ha subita. Risultato drammatico, che mi ha suggerito di depositare delicatamente il tutto in un cassetto e dimenticare o almeno aspettare che la notte portasse consiglio. Poi, per timore di trovarmi ad essere censore, stimolato da amici e da quel sogno color verde che goffamente amiamo chiamare ‘per un futuro migliore’, mi sono deciso a condividerne le speranze proponendo questo scritto, utile se non altro, a leggere una parte di storia che ha coinvolto il mio paese. Se per storia, però, si intende “l’interpretazione critica degna di memoria della società umana” come il termine vuole, allora questa è una storia mancata, dato che a tale formula ho contrapposto una raccolta di voci priva di giudizi. Infatti, ho inserito documenti e dichiarazioni nel modo in cui mi sono stati proposti nella convinzione di potermi sentire neutrale. Se però scelte inconsce non permettono comunque di ritenersi obiettivi, questo procedimento è stato almeno utile a far emergere in me quella tranquillità d’animo che molti amano chiamare onestà. Si sa inoltre che una ricerca può essere presentata in vari modi, ma forse perché di indole poetica o più semplicemente per pudore, ho preferito quello che il letterato Stefano Crespi definisce «corruttibile evento di un diario»: un diario nel quale accettando tutto, ho preferito essere ‘corrotto’ piuttosto di ‘corrompere’.
Nonostante ciò, sono emerse da subito le implicite complicazioni che accompagnano un lavoro di indagine svolto su una microrealtà. Qui i fatti sono stati vissuti in prima persona e in modo diverso dall’intera collettività che spesso ha modellato i ricordi, quando non è stata vittima della più o meno razionale volontà di rimozione del proprio passato. Va pure detto che durante la raccolta delle testimonianze, la fonte ha dovuto confrontarsi con un interlocutore sconosciuto e pur considerando la sua buona fede, la stessa non ha potuto sottrarsi a diffidenze, incomprensioni e difficoltà di comunicazione che hanno posto un insuperabile limite alla stesura del ‘fatto accaduto’. L’impossibilità poi di presentare in toto le dichiarazioni verbali e il passaggio di traduzione della fonte orale sulla pagina scritta, hanno sottratto impercettibili quanto straordinarie sfumature. Bisogna inoltre tenere presente che il materiale cartaceo, composto da un’enorme mole di documenti, alcuni dei quali incompleti, altri custoditi da segreto, in cui le deposizioni erano state redatte in un clima di terrore, stilate in forma approssimativa e spesso viziate, hanno minato la correttezza dell’argomento. In ultima analisi ho constatato che il tempo trascorso dagli eventi si è rivelato ancora del tutto insufficiente per affrontare con serenità gli aspetti più drammatici di questo periodo storico. D’altronde la guerra, come sostiene Nuto Revelli è ancora una «ferita mal cicatrizzata che riprende a sanguinare non appena la tocchi».
Il titolo «Questa terra è la mia terra», vuole offrire la possibilità di impossessarsi del proprio luogo, ma nello stesso tempo ha la pretesa di suggerire una lettura disposta a sfiorare la leggenda, quel tipo di leggenda che, come dice Pessoa «scorre penetrando nella realtà».
Nel testo sono stati inseriti nomi di persone e di luoghi come sono stati descritti, possono quindi comparire errori di pronuncia, datazione o anche contraddizioni poi corretti in nota; nella mancanza invece di elementi che ne permettessero la verifica, sono stati inseriti come la fonte li ha pronunciati. A volte è si colta solo una parte della comunicazione, mentre alcuni passaggi privi di fondamento o decisamente errati sono stati volutamente omessi. Per gli episodi più rilevanti la ricerca si è estesa ai paesi vicini e ha coinvolto la provincia di Vercelli e Biella nella misura utile a creare un collegamento con la nostra zona. Non avendo documentazione affidabile per alcuni ‘fatti comuni’, ma importanti per completare taluni aspetti della situazione, sono stati inclusi avvenimenti successi al limite della ‘geografia’ trattata. In osservanza alla privacy sono stati tralasciati i cosìddetti ‘dati sensibili’ e nel principio di onorare la dovuta riservatezza si è evitato di trascrivere per intero i nomi di persone che si sono macchiate di spionaggio, furto ecc… .
In virtù dei fattori sopracitati è quindi doveroso ritenere che questa raccolta sia incompleta, ma che per sua natura può e deve essere oggetto di ulteriori approfondimenti. In conclusione mi auguro anche che questo testo non entri nella ‘terra dei giusti’ ma faccia discutere e ancora discutere i mali delle dittature che, come ci ricorda Fenoglio, hanno il potere «di rendere cattivi i buoni». 

 

Il 6 x 1000 dell’epurazione ci ha indicato i cattivi: la storia ha giudicato.
Saranno ricercati 1.283 criminali di guerra, ma con l’uccisione del Duce, il popolo italiano si è autoassolto di ogni misfatto. L’umanità però, non salverà i fascismi, tanto meno quegli squilibrati ormai travolti dalla storia, che per ‘cercar la bella morte’, hanno conficcato piombo nella carne, nell’anima e nell’avvenire di altri uomini. Terra di santi e di eroi? Forse; certo è, che questo popolo di ‘brava gente’ sta ancora frugando la propria coscienza, alla ricerca delle ragioni di tanto orrore.
Occorre dire che il mondo era crudele?
Lo era. E oggi?
Viva almeno l’offerta che ogni morto per la libertà ci ha lasciato: «Ti dono anche l’avara mia speranza».